Tredici – Baby Bozlen Story

Quando si arriva alla stazione di Bolzano la sensazione che si prova è quella di trovarsi nel mezzo di una catena di iceberg alla deriva. Le cime frastagliate e appuntite sembrano quelle di una cattedrale e la preghiera del volontario che mi accoglie, è di seguirlo a piedi fino all´albergo. Camminiamo per la strada principale scambiando poche battute, e dalla piazza mi indica l´insegna dell´albergo, incastonato tra due strade pedonali e ciclabili.

– Ma è una città con testo a fronte – gli faccio io ad un certo punto.

– Cosa? Scusi?

– Sì, vede per esempio quel Giuseppe Mazzini, sul cartello è ripetuto due volte, e strada, strasse!

– Ah, il bilinguismo…

– Almeno qui vedete doppio senza aver bevuto!

– Eppure…

Non ride, e lo capisco. Qui perfino l’alcol divide le due comunità. Due lingue due razze, anche se la faccia non cambia e sembra la stessa. Che significa una ferita aperta su due lembi di pelle. Mi hanno invitato per una serie di incontri e conferenze, vitto e alloggio tutto pagato. Non ho bagagli con me, viaggio leggero. Nouveaux Misérables d’un ancien Régime, siamo noi, con le mani in tasca, le sole cose che pesino nel vestito che indosso. Mi accoglie un portiere di notte, russo. sono da poco passate le otto, in effetti, e da sempre la gente dell´Europa di ogni latitudine viene qui, a gustarsi il proprio sud naturale, un sud senza mare che produce terme dall´acqua miracolosa come quella di Merano.

– Benvenuto a Bolzen! Mi dice, qui che perfino gli strudel sanno di soprammobile. Cazzo ci faccio allora qui. Cazzo ci faccio sempre, da tutte le parti. Sistemo i bagagli scendo di nuovo, e mentre aspetto chi mi porterà a cena, scambio due chiacchiere con Ivan. E già, si chiama Ivan il portiere e gli chiedo cosa ci faccia un russo a Bolzano.

Dall’apertura della linea ferroviaria del Brennero, un vagone delle ferrovie austro – ungariche collegava regolarmente San Pietroburgo a Merano, ci vengono i russi. Ljubov Dostoevskij venne a curarsi qui. E qui morì.

Quando esco sulla piazza l’aria è talmente pura che uno respira e si fa un’overdose. Attraverso i tavolini del caffè dell’albergo, chiaramente rotondi e intravedi dalle volte dei portici l’estrema periferia di Mitteleurope. Su una panchina scorgo un’ombra . Sitting on a park bench eyeing little girls with bad intent.

Ha la nobiltà di un orco e bestemmia in tedesco. Infatti non capisco e allora si allontana sbottando qualcosa che suonava tipo : “ecco un altro che non capisce un cazzo”. Quando Vincent, che è francese viene a prendermi la prima cosa che mi viene da chiedergli, cazzo ci fa un parigino a Bolzano. Lui mi sorride e poi mi dice sottovoce: per amore.

L’amore di una donna, e dell’aria che si respira qui. L’ideale per una figlia. Mentre mangiamo lo sento dall’odore che si è attaccato alle narici dal primo incontro, la presenza nei paraggi dell’Orco. Snot running down his nose, greasy fingers smearing shabby clothes. Drying in the cold sun Watching as the frilly panties run. Non era l’odore, che grazie all’aria frizzantina correva come su fili d’elettricità da una parte all’altra della piazza, ma il fatto che avesse lo stesso mio cappotto. Certo il mio non era lercio, strappato e annerito sui bordi e sulle maniche. Ma fino a quando? Non è che avessi altri cappotti, io. E mentre c’avevo sti pensieri, e Vincent scambiava al telefono due chiacchiere con la moglie per la conferenza dell’indomani, quella in cui avrebbe moderato me e un altro scrittore, mi accorgevo di aver perso un bottone. Per fortuna l’ultimo a scendere, ovvero quello che si notava di meno.

Al mattino le cose brillano ancora di più che alla vigilia e al posto del portiere russo ci sono due ragazze altoatesine, ordinate e pettinate come crocerossine. La sensualità la respiri insieme al profumo di sapone leggero che sa di giovinezza. Quando arriviamo la sala conferenze è piena e il tempo passa in fretta. L’assessore giovani ha modi gentili e così gli chiedo di visitare la tomba di Ljubov al vecchio cimitero. Mi dice che se voglio trattenermi qualche giorno per fare le mie ricerche sarebbero ben lieti di ospitarmi, e naturalmente accetto.

Ogni notte, al rientro, mi fermo a parlare con Ivan alla portineria. mi chiede a che punto sono con le ricerche e gli rispondo che ho già in mente il titolo per un racconto sulla figlia dello scrittore russo, ma non glielo dico. Ogni mattino invece, nel breve tratto che separa l’albergo dal caffè tabac, incrocio la macchia. Feeling like a dead duck , spitting out pieces of his broken luck. Sun streaking cold an old man wandering lonely. Un bimbo rimane ad osservarlo come stregato dai suoi movimenti da vecchio orso, la mamma se ne accorge e lo trascina via, quasi a evitare che il solo suo sguardo attenti alla vita del piccolo. Quando entro nel bar, il cameriere, napoletano, ” cazzo ci fa un napoletano a Bolzano?” si accorge del turbamento che la scena ha lasciato in me. ” Se è per il vecchio, non curartene, è stato un grande suonatore di chitarra e ora trascina la sua carcassa alla deriva. Non è cattivo, insomma, fa nu poco senso, però bada bene a che non ti scelga!”

Vorrei chiedergli in che senso, ma poi lascio cadere e mi siedo sulla panchina a fumare una sigaretta. La camicia comincia ad essere opaca, affaticata dal viaggio e anche la scarpa sinistra ha cominciato a respirare di traverso aprendosi un piccolo varco su un lato. Mi viene incontro una coppia che riconosco avendoli visti all’incontro. Si complimentano per l’intervento e mi assicurano che non mancheranno alla conferenza che è stata organizzata per l’indomani a teatro. “Porterò anche i miei figli stavolta, così saremo ancora più numerosi”. Me lo avevano chiesto quelli dell’associazione e accettare mi sembrava il minimo, se non altro per ricambiare con qualcosa l’ospitalità offerta. La città è un fiume di sguardi, biciclette, e le vie tortuose e in ciottolo sembrano le note di una ballata. Quando sono rientrato in albergo le cose erano le stesse che avevo trovato all’arrivo. L’armadio vuoto, le lenzuola sempre più pregne del sonno e le rubinetterie erano diventate avare d’acqua. Mi sono coricato vestito, che i vestiti erano ormai pezzi di pelle, e le scarpe coi lacci slegati così agili e vive che sembravano piedi, come in un quadro di Magritte. Taking time the only way he knows. Leg hurting bad, as he bends to pick a dog-end he goes down to the bog and warms his feet. La barba m’era cresciuta al punto che le labbra restavano quasi nascoste alla vista e al risveglio la saliva veniva giù da un lato densa come una lacrima.

Non aveva un soldo, è vero, nemmeno di che comprare una camicia, ma poteva mangiare quanto volesse, fumare, dormire, scopare, lavarsi, ma ciò non bastava a interrompere la parabola della caduta, frenare lo slancio verso una nuova consapevolezza della situazione. Che per lo più rimaneva ignota a tutti. dal portiere di notte al personale dell’accueil, per non dire dei camerieri o del tabaccaio, e così continuando con l’assessore e sua moglie, che pure s’era complimentata per quella terza conferenza su “Leonardo Sciascia e l’eros”.. Scoprendo proprio grazie a lei che Giacomo Casanova vi aveva soggiornato in fuga dai Piombi verso Parigi. Ora, nessuno tra gli ospiti dell’albergo di città, sembrava infastidito, dalla presenza ingombrante e maleodorante del tipo. All’ultima conferenza poi, tenuta nella sala d’onore della città, il sindaco aveva speso per lui parole lusinghiere e tanto vere e autentiche quando pronunciate nell’estremo nord del paese. Quando poi nella sala stracolma a lui parve di vedere quell’ombra che dalle prime ore della sua venuta, lo aveva accolto ruttandogli addosso ogni lettera della sua corrispondenza con il destino, e che lo fissava adesso accennando a un sorriso che restava la sola cosa umana in quel cumulo di stracci e ferite da morsi, non aveva avuto più dubbi. Era stato scelto. Gli andò incontro e abbracciandolo forte si sentì sussurrare all’orecchio, Aqualung, my friend, it’s only me

http://www.microcenturie.it/2010/01/18/tredici-baby-bozlen-story/

di Francesco Forlani, Bolzano

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