Sandra Burchi, autrice di questa rubrica, è filosofa e ricercatrice presso l’Università di Pisa, Dipartimento di Scienze Sociali. Sul nostro sito è disponibile una sua ricerca, realizzata nel 2005 a Bolzano con Marta Bonetti e Barbara Pircher: Donne, lavori e maternità: esercizi di stile
“Full of life…e dei mostri marini”
Leggo spesso “Full of life” di John Fante.
Mi fa ridere. Mi fa allegria.
A un certo punto il protagonista, uomo adulto, futuro padre, costretto dalle vicende che stanno sconvolgendo la sua vita – la moglie incinta ma anche un’invasione di termiti tale da sbriciolare il pavimento della sua casa – fa visita ai genitori. L’incontro è difficile, per la durezza del padre, eternamente deluso da lui, e per lo strabordante affetto della madre che si perde in un abbraccio senza fine. Fante, liberatosi dalla stretta materna, pensa: “ho avuto pena per lei, per lei e per tutte le donne con la loro grande e struggente passione materna…”.
Impedendo al mio cervello di fare pensieri circa il compiacimento e il maschilismo di questa frase (a volte ci riesco), ho permesso che mi piacesse e ho pensato che di “struggente passione materna”, in effetti, si può parlare.
Un po’ di questa materia circola anche in rete.
Qualche giorno fa girellando sul web ho trovato questo post:
ci sono mostri marini nel mio bagno
e sono pericolosi
sanno di borotalco
quindi ti avvicini
con gli occhi grandi e il sorriso
ti vampirizzano
e schizzano schiuma ovunque
riescono a fare tripli salti mortali in una vasca di due metri
a trovare l’acqua sempre o troppo calda o troppo fredda
a rischiare la morte per annegamento due volte su tre
poi cantano nel bocchettone della doccetta che sei la mamma più bella del mondo
fai per abbracciarli
e ti ammazzano

Il pezzo si chiama “Mostri marini”, e l’autrice è una mamma punk, o anarchica, o tutt’e due, si definisce così, se non sbaglio fa Kickboxing. Scrive nel suo blog piccoli post commentati da video, dando così anche la colonna sonora delle sue giornate, del tempo fra un pensiero e un altro, o nell’attesa che la pizza sia pronta.
(https://mammanarchica.wordpress.com)
Poi c’è la mia preferita: “Piattini cinesi”. ( http://www.piattinicinesi.com)
Si è chiamata così pensando che nella vita si tratta di tenere tutto un po’ in equilibrio, il lavoro, l’amore, i figli, i genitori, i fratelli, gli amici…, proprio come il gioco dei piattini cinesi: “li devi far girare tutti insieme stando attento a non tralasciarne nessuno per troppo tempo. Se ti distrai, cade! ”
Quello di Piattini è uno dei blog di mamma più famosi. Quando i giornali si sono accorti della “blogo mamma sfera” un commento a Piattini non mancava mai. (http://dweb.repubblica.it).
Il suo blog si è evoluto nel tempo, ormai ha una storia. Da blog è diventato sito infatti. Profonda, ironica, bel gusto della scrittura, Piattini parla di tutto nelle sue “Mammiadi, un’epica moderna”.
Le mamme blogger sono tantissime, tutte linkate fra di loro: si leggono, si scrivono, si scambiano consigli, si divertono, si raccontano, “strabordano” in ogni modo e provano anche a non prendersi troppo sul serio ( alcune, almeno). Forse lievito di tanta pasta digitale è “la struggente passione materna” di cui parla Fante, la stessa con cui le mamme blogger descrivono e celebrano piccole e grandi imprese dei loro figli. O forse tanta scrittura è, all’opposto, un modo per liberarsi da una identificazione forzata al ruolo di madre, per mettere in scena il conflitto fra la viscerale passione per i propri figli e la voglia di non essere risucchiate dagli impegni e dai miti che ne discendono, né quelli arcaici del focolare, né quelli moderni della wonderwoman.
Domina, scherzosamente, la figura della “mamma imperfetta”:
http://www.mammaimperfetta.it/ (una mamma felicemente imperfetta)
Il tema dell’imperfezione viene ribaltato in condizione di reale felicità:
http://nonsolomamma.splinder.com/(“ma che mamma!” diario di bordo di una mamma perdutamente imperfetta).
Sembra che la possibilità di sminuzzare e gestire il mito della mamma perfetta nella realtà del suo contrario apra la possibilità di scambio, di esperienza, di racconto. E non è poco.
Marina Piazza, che io considero “la pensatrice della conciliazione”, dice spesso, parlando del difficile intreccio fra maternità e lavoro nell’esperienza delle donne, che un passo importante devono farlo le madri accettando di diventare “madri sufficientemente buone”, accantonando la tentazione di essere appunto madri perfetti e, diciamolo, anche un po’ onnipotenti. E’ una definizione che Marina Piazza prende da Winnicot, e deve essere arrivata all’orecchio di molte donne, perché nei blog si incontra spesso, con tanto di virgolette e nome dell’autore.
Le mamme blogger sono tantissime, ognuno può trovare la sua preferita, quella più diversa e più simile a lei. Io di tanto in tanto navigo verso le mie preferite, non ho tempo di seguirle sempre, ma mi piacciono, mi sembrano proprio full of life.

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