“E’ ora di rompere la tradizione. Dr Jekyll è Mr Hyde. Il cigno bianco è il cigno nero”. Non ha dubbi la filosofa dell’università di Torino Carola Barbero, specializzata nel rapporto tra verità e finzione. “Siamo tradizionalmente abituati a considerare realtà e apparenza come due elementi distinti. Invece nella società attuale si assiste all’opposto. Parafrasando il titolo di un libro di Gianni Vattimo su Nietzsche pubblicato da Bompiani diversi anni fa potremmo dire che Il soggetto è la maschera. Infatti, il soggetto e la maschera, ammesso che siano mai stati separati, si sono certamente fusi”.

L’attualità, dall’omicidio di Yara alle vicende del Premier fino alla comunicazione non verbale di leader stranieri come Gheddafi, ci mette continuamente di fronte allo scontro tra reale e apparente, alle maschere che tutti indossano ogni giorno…
“Il punto non è tanto che la realtà e l’apparenza coincidano o meno, quanto che, come ben ci ha insegnato Kant, l’apparenza è tutto ciò cui abbiamo accesso. Di questo prima ci rendiamo conto e meglio è. Può darsi che ci sia qualcosa oltre ciò che vediamo, ma visto che non potremo mai saperlo con certezza, la cosa migliore è concentrarsi sulle apparenze. Un uomo normale uccide la nipote dopo averla stuprata? Evidentemente non si trattava affatto di un uomo normale. Quindi anziché avere sempre sguardi stupiti e sgranati forse è ora che cominciamo a guardarci intorno con attenzione, ragionando, senza ingabbiarci in schemi che, per quanto rassicuranti, non servono a niente”.

Schizofrenia sociale o naturale evoluzione del rapporto reale-apparente?
“Nè l’una né l’altra cosa. E’ il momento di rendersi conto che l’apparenza va presa sul serio, perché dietro non c’è nulla che la fondi, la giustifichi o la spieghi. Quindi se l’apparenza delude o spaventa, allora è la realtà che delude o spaventa. Non c’è un altrove al quale richiamarsi”.

Se dovesse individuare (inventare) una delle maschere più ricorrenti, quale citerebbe?
“La burla. Si mette tutto sullo scherzo. Per sdrammatizzare, per ridere della verità, per fare vedere che non si ha paura. E la maschera presto si trasforma in un ghigno malefico che terrorizza anziché fare sorridere”.

La società deve adeguarsi a un nuovo concetto di realtà?
“No, perché la realtà è sempre la stessa, basta rendersene conto e non prendersi in giro. E non è come la scena del ballo in Eyes Wide Shut in cui le maschere, tra sogno e veglia, danzano vorticosamente travolgendo anche lo spettatore, perché qui lo spettatore e l’attore sono la stessa persona. Quello che bisogna imparare a fare è mantenersi in equilibrio e non dimenticarsi mai di guardarsi allo specchio”.

Carola Barbero (1975) si occupa di filosofia del linguaggio, metafisica, filosofia della finzione e filosofia delle emozioni all’Università di Torino. Tra le sue pubblicazioni più recenti: Chi ha paura di Mr. Hyde? (Il Melangolo 2010), Sex and the City e la filosofia (Il Melnagolo 2010), Madame Bovary: Somenthing Like a Melody (AlboVersorio 2005). Tra le sue pubblicazioni più recenti: Chi ha paura di Mr. Hyde? (Il Melangolo 2010), Sex and the City e la filosofia (Il Melnagolo 2010), Madame Bovary: Somenthing Like a Melody (AlboVersorio 2005)carnevale030311.html

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